What we do

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Visto il contesto di estrema indigenza all’interno del quale Balò opera, l’associazione per prima cosa provvede al cibo. Spesso infatti le scarse entrate economiche non consentono alla famiglia di sfamarsi per l’intero mese.
Balò interviene per assicurare loro il cibo tutti i giorni e per integrare la dieta base anche con cibi proteici come uova e latte.
L’associazione provvede alla scuola pagando le rette scolastiche, i libri e i quaderni, le uniformi di tutti i bambini di cui si occupa. A tale scopo vengono selezionate le scuole e organizzati i trasporti in quanto spesso queste sono molto lontane da dove vivono i bambini.
Vengono inoltre sensibilizzati i genitori sull’importanza dell’istruzione dei figli e monitorati perché mandino i bambini a scuola con regolarità.
Si provvede anche a organizzare attività pomeridiane in modo che bambini e ragazzi, molti dei quali provengono da famiglie con genitori analfabeti, possano essere supportati nello studio.
L’impegno pomeridiano evita inoltre i rischi della vita di strada.
Balò interviene anche in tutti i casi in cui i bambini e i loro familiari necessitano di cure mediche. Malattie molto frequenti sono il tifo che colpisce spesso i bambini, la tubercolosi e il cancro che frequentemente portano alla morte , varie malattie della pelle legate alle pessime condizioni igieniche e la malaria.
Balò si occupa anche della fisioterapia per i bambini affetti da poliomielite e per quelli con problemi ossei dati dalla mancanza di calcio.
Microcredito

Il microcredito, o progetto di autoaiuto, prevede il prestito, fatto da Balò, di una somma per iniziare un progetto specifico. La restituzione senza interessi è fatta settimanalmente per una quota fissa e per un tempo determinato di circa un anno.
Al momento alcuni dei progetti in corso sono un negozio da barbiere e bancarelle di cibo da strada.

Formazione

Dare gli strumenti necessari per il miglioramento delle proprie condizioni,
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Dove operiamo

Casabalò sorge ai bordi della baraccopoli di Pilkhana nel distretto di Howrah a Calcutta.
Questi sono i vicoli che ispirarono Dominique Lapierre per scrivere la Città della gioia. Da allora quasi nulla è cambiato, come se questi angoli di città, non conosciuti neanche dalla middle e upper class indiana , fossero colpiti da una sorta di immobilità.
Questo distretto è abitato da milioni di persone provenienti dalle campagne o da stati indiani vicini.

Fino a pochi anni fa c’erano solo baracche ora a fianco delle baracche sono sorti palazzi costruiti con materiali poveri che non reggono le avversità dei monsoni e che sono vecchi ancora prima di essere terminati.
Le fogne sono a cielo aperto, l’immondizia ovunque, i vicoli di terra battuta, le pompe per l’acqua sempre troppo distanti, i bagni semplicemente non ci sono.
La gente vive ammassata in una sola stanza di piccolissime dimensioni per tutta la famiglia, unica fonte di luce la porta.

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